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Avatar di Paolo

Ho la brutta abitudine di trasformare gli hobby in lavori e quindi quello che scrivi rispecchia diversi periodi della mia vita. La sovrapposizione tra piacere e lavoro è insidiosa e “Fai un lavoro che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita” è una cazzata immane.

Detto questo, qualche anno fa, ho affrontato le stesse cose, proprio riguardo alla lettura: troppi libri che dovevo leggere, si mangiavano il tempo dedicato ai libri che volevo leggere. E la mia voglia.

Così ne sono uscito io:

1 - Ho smesso di sentirmi in colpa se non leggevo tanto/abbastanza/quello che gli altri si aspettavano. Amare la lettura non è la mia identità.

1.1 - quindi ho letto poco per un paio d'anni, finché non mi è tornata la voglia.

2 - Ho separato la lettura per lavoro (che ho archiviato mentalmente sotto "lavoro" e non sotto "lettura") e la lettura per piacere.

2.1 - quindi ho ricominciato a leggere (e letto per lavoro nelle ore di lavoro e per piacere nelle ore libere).

2.2 - quindi le letture per "piacere" sono state abbandonate a metà se non mi piacevano e scelte sempre e solo senza secondi fini. Anzi, se un libro era borderline tra i due ambiti, finiva velocemente nella categoria lavoro.

3 - Ho rallentato la lettura, concentrandomi di più sulle singole frasi, sui personaggi, sui concetti. Ho deciso che volevo leggere godendomelo di più, anche se voleva dire leggere di meno.

3.1 - qui ho ricominciato davvero a godermi di nuovo la lettura.

3.2 - nel mio periodo di pausa, erano usciti un sacco di libri interessanti e avevo l'imbarazzo della scelta! Le librerie (inglesi) erano piene di libri che non vedevo l'ora di leggere!

4 - Ho usato la reading challenge di goodreads per impostare un numero di letture all'anno molto basso per me (12), per tenere a mente che va bene leggere poco, se non mi va.

Quando un piacere diventa un lavoro, vuol dire che qualcun altro diventa padrone del tuo piacere.

Questa è la mia esperienza. Non so se possa servirti, ma sì, non sei l'unica. Un Morandiano abbraccio.

Avatar di Sara Mostaccio

La mia soluzione, ancora in via di sperimentazione, è stata dire basta agli ingressi di libri che non ho nessuna voglia di leggere e di cui non mi va di scrivere. Me ne libero subito, regalandoli alle amiche o donandoli a una biblioteca. Ho anche smesso di acquistarne per un anno per ridare valore alla mia libreria, ai libri che avevo scelto per convinzione e poi per qualche ragione non avevo mai letto (quasi sempre per fare spazio alla fuffa ricevuta per lavoro, mangia-tempo e mangia-voglia).

Sta andando meglio del previsto, sono all'ottavo mese dell'esperimento. Ho messo un freno all'acquisto compulsivo delle novità e alla rincorsa dei tempi editoriali, ho ritrovato un ritmo più lento e riflessivo, più mio, e non mi pento di essermi liberata dei libri d'assedio di cui non mi importava niente. Gli altri, quelli che ricevo ma mi sono cari, o di persone care, avranno il loro momento, prima o poi. Senza assillo. Pazienza se ci perdo 2-3 articoli in più, ci guadagno in gioia nella lettura che voglio preservare come spazio mio, di scelta e non d'agenda.

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